ECCELLENTI
13 Marzo 2026
Nella ventunesima puntata di Eccellenti ospite Rachele Cicogna. Nata e cresciuta a Badia Polesine, Rachele Cicogna porta con se una storia familiare straordinaria. Suo nonno paterno, Giancarlo Cicogna, era veneziano mentre la nonna paterna, Lala Lubelska, polacca di Łódź, sopravvissuta all'Olocausto, ha segnato profondamente la sua vita e la sua missione di memoria.
La storia della nonna è stata per Rachele una presenza viva e quotidiana. Fin da bambina, ha accompagnato la nonna in scuole e incontri pubblici, dove Lala raccontava ciò che aveva vissuto per garantire che la memoria non venisse dimenticata. La nonna credeva che la conoscenza diretta della storia, trasmessa ai giovani, fosse il modo migliore per prevenire il ripetersi di tragedie simili. Non a caso, ogni 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, incontrava studenti per condividere la propria esperienza.
La vita di Lala è stata segnata da episodi drammatici: da bambina e adolescente nei ghetti e nei campi, era sopravvissuta insieme alle sorelle gemelle. Arrivarono davanti a Mengele, ma furono scartate perché considerate troppo "ariane". Venne poi liberata e portata in un campo di raccolta a Mogliano Veneto, dove finalmente veniva nutrita e curata, ma dove la libertà era ancora lontana.
I nonni si conobbero a Flossenbürg, dove riuscirono a incontrarsi di nascosto. Giancarlo regalò a Lala una sua fototessera con il suo nome e l'indirizzo Badia Polesine, che lei conservò in bocca per evitare che venisse sequestrata durante le ispezioni. In un episodio particolarmente drammatico, venne accusata di furto di cibo e picchiata a sangue: incapace di muoversi e destinata alla morte, fu salvata dal nonno, che, pur prigioniero di guerra, riuscì a procurarle medicinali e cibo. Racconti come questi rivelano una determinazione incredibile e un amore straordinario tra i due.
Dopo la guerra le sorelle gemelle andarono in Israele, mentre Lala decise di cercare Giancarlo attraverso un'inserzione sul giornale locale. Si ritrovarono e si sposarono: per amore, la nonna si convertì al cattolicesimo, sviluppando con il tempo una forte devozione per la Madonna, simbolo di attaccamento alla figura materna e alla propria famiglia, profondamente segnata dalle tragedie della guerra.
Nel 1947, quando una donna tedesca si presentò al municipio di Badia alla ricerca del figlio, fu proprio Lala, unica a parlare tedesco, a riceverla. Non aveva mai raccontato pubblicamente la sua esperienza, perché la guerra era appena finita e pochi avrebbero creduto a quello che era successo. Questo episodio segna l’inizio di un percorso di condivisione e testimonianza che durerà tutta la vita.
Rachele ricorda come la nonna abbia affrontato la vita con coraggio e passione, cercando di “rifarsi” della giovinezza rubata. Dopo la morte del nonno nel 1994, la nonna venne invitata a raccontare la sua storia nelle scuole e in conferenze, anche internazionali, e la sua figura arrivò all’attenzione di Steven Spielberg, che le chiese un’intervista per gli archivi dei sopravvissuti della Shoah. Lala accettava di raccontare la sua storia, purché il tema centrale fosse sempre la bellezza della vita, non solo il dolore e l’orrore.
Per Rachele, l’eredità della nonna è un insegnamento quotidiano. Andare nelle scuole a raccontare la propria storia significa trasmettere valori di memoria, speranza e resilienza. Raccontare delle persecuzioni non è solo un dovere storico, ma un atto di liberazione per chi le ha vissute e per chi le ascolta. Rachele sottolinea l’importanza di sviluppare uno spirito critico, di riconoscere la propaganda e di cercare la verità, strumenti essenziali per le nuove generazioni in un mondo dove le informazioni arrivano spesso filtrate o distorte.
Oltre alla memoria, Rachel è anche imprenditrice: gestisce un’agenzia immobiliare a Badia Polesine, dove il contatto con le persone e le loro storie le permette di comprendere la vita in tutte le sue sfumature. Dal vendere una casa al condividere un sogno realizzato, Rachel trova gratificazione nell’umanità e nella fiducia che le persone le offrono, un’eredità pratica del rispetto e dell’empatia ricevuti dalla nonna.
Nonostante le tragedie vissute dalla sua famiglia, Rachel ci lascia con un messaggio chiaro: celebrare la vita in ogni sua forma. Anche nei momenti più difficili, c’è sempre qualcosa da festeggiare, un gesto semplice come accendere un candelabro a tavola, simbolo di resilienza, gratitudine e bellezza della vita.
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