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Pesca, settore di eccellenza internazionale

Barbin, presidente del Consorzio distretto ittico, a Eccellenti

“Pesca, settore di eccellenza”

Un’eccellenza internazionale raccontata ai microfoni di Eccellenti con la giornalista Fiammetta Benetton per Delta Radio. Protagonista Massimo Barbin, presidente del Consorzio distretto ittico delle province di Rovigo e Chioggia. A pochi giorni dalla inaugurazione della Goletta Catholica che ha visto anche la presenza del presidente di Regione, Luca Zaia, ci si continua ad interrogare sul futuro della pesca e della itticoltura nel territorio. Il focus rimane sempre lo stesso: contrastare il proliferare del granchio blu che da problema può trasformarsi, grazie a studi e ricerca, in opportunità.

“Il nostro – ha raccontato Barbin – è un settore trainante a livello nazionale e internazionale. Si parla di eccellenza perché, per numeri, è il primo in Italia e si sta giocando anche il primato a livello europeo. Stiamo parlando di un perimetro che non supera i 70 chilometri tra Chioggia e Scardovari, di 3000 imprese, 8000 addetti e un miliardo di fatturato espresso per una realtà che da poco ha compiuto vent’anni perché il Distretto è nato nel 2003 con legge istitutiva regionale. Abbiamo il settore primario, con pesca e allevamento, il secondario per l’industria di trasformazione dei prodotti, il terziario con il commercio dal fresco al lavorato sino al trasformato per non parlare poi della parte di logistica. Si tratta della più grande realtà di stoccaggio: arrivano tutti i giorni bilici di pesce da tutta Europa che nel giro di poche ore possono ripartire per la grande distribuzione e per i ristoranti”.

Ha aggiunto: “I prodotti, com’è noto, sono vongole veraci, cozze e l’eccellenza dell’ostrica rosa di cui vantiamo l’unico punto di coltivazione che è stato brevettato nella sacca di Scardovari. Oggi ha raggiunto la vetta di primato tra le prime cinque ostriche al mondo per qualità. Il nostro è un lavoro che si orienta da un lato verso la ricerca e l’innovazione, ma dall’altro mantiene la tradizione del gusto, il sapore di una qualità ineguagliabile che spesso è più riconosciuta altrove che nel nostro territorio”.

Tanti i pensieri, anche per il futuro dell’ambiente: “Secondo recenti ricerche, la Co2 che viene catturata dalla formazione dei gusci è maggiore del quantitativo emesso. Per non parlare della polvere di calcio con la quale è stato anche possibile, mescolata con polimeri, riprodurre quei porta-mascherine attorno alla testa che tanto abbiamo visto durante il periodo Covid”.

Il pensiero, però, va al granchio blu: “Per quanto sia buono in ogni sua forma, oggi è comunque un grave problema che dobbiamo affrontare con più soluzioni. Nei primi raccolti stiamo già vedendo come il granchio si sia svegliato con l’alzarsi delle temperature primaverili e temiamo che l’invasione avvenga ancor prima rispetto all’anno scorso. Pescarlo significa sì portarlo nelle tavole, ma non basta. Lavoriamo con le università per capire come sfruttarlo e abbiamo compreso come possa essere un potenziale a livello di chimica e cosmesi: polpa e carapace sono sfruttabili in quanto ricchi di proteine e servono in un settore in cui c’è carenza di prodotto di natura organica. Stiamo dunque vagliando più soluzioni e lavoriamo per poter salvaguardare il lavoro di chi ha tra le mani delle eccellenze a livello internazionale”.

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