LA SERIE
07 Gennaio 2026
Mancano pochi giorni all'uscita su Netflix di "Io sono notizia", la docu-serie che racconta l'ascesa, la caduta e il ritorno mediatico di Fabrizio Corona.
Nato a Catania nel 1974, Corona è figlio di uno dei giornalisti più influenti dell'Italia degli anni '80. Cresce in un ambiente in cui l'informazione è potere e visibilità, sviluppando fin da giovane l'ossessione di replicare, se non superare, il successo del padre, ma seguendo strade decisamente controverse.
A partire dagli anni '90 costruisce un impero fondato sulla vendita di scoop e fotografie private dei personaggi più noti dello spettacolo e dello sport italiani, fino a diventare il discusso "re dei paparazzi". Il suo metodo spietato ed aggressivo segna un'epoca dell'editoria gossip, ma dal 2006 la sua ascesa si incrina: l'inchiesta "Vallettopoli" lo accusa di estorsione e, dopo una lunga vicenda giudiziaria, nel 2015 viene condannato a 13 anni e 2 mesi di reclusione per reati continuati.
Corona diventa così il nemico pubblico di un'intera generazione di vip, travolti negli anni 2000 da copertine, scandali e vite private sbattute in prima pagina.
Dal 2021 inaugura sul suo canale YouTube la rubrica "Falsissimo", un format che mescola inchiesta, confessione e provocazione, in cui promette di "smontare" le narrazioni ufficiali del mondo dello spettacolo e dell'informazione italiana. Attraverso rivelazioni, retroscena e attacchi diretti, "Falsissimo" diventa uno spazio in cui Corona ribalta i ruoli: da cacciatore di scoop a narratore di un sistema mediatico che, a suo dire, vive di ipocrisia e finzione.
La docu-serie si articola in cinque puntate dense di contributi e interviste che ripercorrono l'intera parabola umana e professionale di Corona. Tra le testimonianze spiccano Nina Moric, modella ed ex moglie, madre del suo primo figlio, Lele Mora, sua madre, Marco Travaglio, Platinette e molti altri protagonisti di un'epoca che ha segnato l'immaginario mediatico italiano.
"Io sono notizia" si presenta così non solo come il ritratto di un personaggio divisivo ma come uno specchio di un sistema che ha fatto dello scandalo il suo linguaggio principale.
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